Accadde in Autunno .....

Gustav era un ragazzo che cullava sogni e progetti, ma il padre aveva insistito affinché lavorasse nella sua banca.

Un lavoro che odiava segretamente.

Amava gli uccelli e spesso, durante le giornate di festa, si recava nei parchi della sua città per fotografarli e osservare il loro comportamento. Niente lo rendeva più felice di questo.

 Era un lunedì di inizio ottobre e stava recandosi al lavoro con la sua rivista di ornitologia sotto il braccio, avrebbe spulciato le novità nella pausa pranzo. Gustav amava non solo gli uccelli ma era anche, profondamente, attratto dai boschi. 

 Era convinto che nascondessero segreti che solo pochi potevano vedere o scoprire. Sfogliando la rivista, si imbatté in una specie rarissima di uccello dalla cresta blu e dalla coda di un intenso color arancio. Gli esperti ritenevano che fosse ormai scomparso da tempo.

Era stato avvistato in un bosco irlandese non lontano dalla città di Donegal a nord dell’isola. Doveva assolutamente andarci, non importava il costo né i sacrifici inerenti al viaggio.

Londra offriva voli a basso costo per l’isola irlandese, avrebbe approfittato dell’offerta più conveniente. Non sarebbe stato semplice fotografarlo. Era un uccello che usciva solo di notte nutrendosi di bacche e piccoli insetti.

Gustav avrebbe dovuto appostarsi nei luoghi degli ultimi avvistamenti, armarsi di pazienza ed attendere. Fece il biglietto, confezionò una scusa accettabile per il padre e partì. In valigia, pochi effetti personali, macchina fotografica per foto notturne, sostegno e vari rullini…

Quella macchina un po’ datata, la comprò su E-Bay ad un prezzo stracciato. Il viaggio avrebbe rappresentato una  pausa dal lavoro che detestava e realizzato un piccolo sogno. Prese alloggio in una modesta locanda fuori del centro abitato della contea di Donegal. L’autunno aveva illuminato i boschi con una tavolozza di colori caldi e sorprendenti. La stanza, che si trovava sul piano rialzato della locanda, era minuscola e poco riscaldata.

Il letto sembrava un reperto degli anni’20, alla finestra tendine scolorite dal tempo, apparivano come residuati della guerra delle due Rose, una panca di legno massiccio situata ai piedi del letto sembrava antica quanto il mondo, un piccolo armadio e una sedia completavano l’arredamento.

La stanza dava sul lato del bosco e la vista era magnifica. Gustav non aveva grandi pretese e la sistemazione era quanto di meglio potesse desiderare. Decise di mangiare un boccone e di andare a letto nonostante il sole fosse ancora alto per ritemprare le forze. Alle 11 di sera si sarebbe avviato verso il bosco.

L’aria della notte era frizzante, la luna sarebbe sorta all’una ma un esteso chiarore facilitava la visione. Gustav indossò due maglioni e una giacca pesante. Prese lo zaino e si incamminò verso il luogo dove era stato avvistato per l’ultima volta “ Moonbird “, l’uccello della luna. Scelse una quercia con rami larghi e comodi.

 

Si arrampicò su quello che offriva maggiore spazio e una visione migliore. Sistemò la macchina fotografica sul suo sostegno e si mise in paziente attesa. Le ore trascorrevano lente e Gustav cominciava ad avvertire i primi brividi di freddo e un certo torpore.

 Si augurava di essere fortunato anche se aveva ancora altre 4 notti per riuscire nell’impresa. Il bosco sembrava sussurrare. Gustav avvertiva la presenza di molti animaletti notturni anche se faticava ad individuarli. Non aveva paura e trovarsi da solo in un bosco così lontano da casa e dal suo odiato lavoro lo rinfrancava e lo rendeva felice. Respirava i balsamici odori silvestri del sottobosco avvertendo un crescente benessere avvolgerlo tutto.

  Fu svegliato da fruscii insistenti e da uno scalpiccio ovattato… aprì gli occhi e guardò giù, ai piedi della quercia. Non credeva ai suoi occhi, forse stava sognando, ma chi era quell’omino che suonava con un piccolo flauto? Aguzzò la vista e si accorse di una strana luce irreale che pareva pulviscolo.

Un brillio luminoso sembrava danzare a filo d’erba!

Piccoli esseri con ali trasparenti e colorate danzavano in cerchio al suono del flauto! Restò immobile, con il respiro imprigionato in gola. Doveva essere per forza un sogno, anche se amava le leggende del Piccolo Popolo, non aveva mai creduto alla sua esistenza. Eppure, era sveglio, sentiva brividi in tutto il corpo, ma era certo che non fosse il freddo della notte.

Il minuscolo flauto emanava una strana luminescenza ogni volta che l’omino, il folletto o lo gnomo ci soffiava… Dimenticò in un attimo il motivo per cui si trovava lì, affascinato e sconvolto nello stesso tempo. Il folletto era vestito in modo bizzarro e il minuscolo copricapo verde recava in punta un piccolo sonaglio.

 

 Nessuno gli avrebbe creduto, ma non importava, non avrebbe rivelato a nessuno quell’incredibile e strano incontro. Avrebbe tanto voluto fotografarlo ma aveva paura di spaventarlo. Udì altri fruscii e si accorse di altri omini a poca distanza dalla quercia. Sembrava che conversassero tra di loro, sorridevano deliziati guardando la danza in circolo degli esserini alati, ma lui vedeva solo i movimenti delle braccia e delle labbra.

 Alcuni erano più anziani con una barba che copriva il mento e parte delle orecchie, stranamente aguzze. Era affascinato dalla quella visione. Un movimento impercettibile del piede fece girare verso di lui lo sguardo di quei visitatori inattesi. Il respiro gli si mozzò in gola, non sapeva cosa fare o cosa dire.

Dopo un tempo che parve infinito, quegli strani esseri gli sorrisero prima di dileguarsi nel folto del bosco. Avrebbe voluto che parlassero con lui, avrebbe voluto rassicurarli sulle sue buone intenzioni, ma mentre formulava questi pensieri, si ritrovò ad un tratto solo. Un venticello freddo si era alzato, sferzava le foglie al pari dei suoi pensieri. Poi più nulla!  

Un silenzio assordante avvolse di colpo il bosco.

 Scese dall’albero e con sua grande meraviglia, vide il piccolo flauto abbandonato ai piedi della grande quercia. Emanava ancora una tenue luminescenza. Lo raccolse con delicatezza e lo osservò con grande attenzione. Era un oggetto splendido. Magnificamente lavorato e intagliato in un legno di cui ignorava la provenienza.

 Il flauto tratteneva ancora il tepore delle manine che lo stringevano. L’alba era prossima, non voleva andarsene ma la stanchezza e il freddo lo convinsero a fare ritorno. Recuperò la sua macchina e si avviò con una punta di tristezza nel cuore verso la locanda. Entrò nella sua camera e si abbandonò sul letto.

Dormì tutto il giorno svegliandosi solo a pomeriggio inoltrato. Ripensò a quell’incontro ma non era più tanto sicuro che fosse davvero accaduto. Si guardò intorno e vide il flauto posato sulla panca ai piedi del letto. Allora era tutto vero, pensò, con una nuova consapevolezza che gli scaldava il cuore.

 Scese nella camera adibita a sala da pranzo e incontrò l’oste che risciacquava bicchieri e boccali. La sala era deserta. I capelli rossi dell’oste contornavano un viso rubicondo e allegro. Le sue mani erano talmente grandi da stritolare un boccale senza difficoltà.

Alle pareti immagini surreali di boschi e personaggi che appartenevano ad altre dimensioni, tanto erano irreali. Si sedette e chiese a bruciapelo” Lei crede ai folletti e agli altri piccoli abitanti del bosco?” L’oste lo guardò, per un tempo che gli parve lunghissimo, poi sorrise e rispose “ Mio caro ragazzo, l’Irlanda è il paese natio del Piccolo Popolo…. Sì, io ci credo perché spesso quando vado a caccia nei boschi ho il privilegio di incontrarli”.

Gustav era stupito e l’oste continuò” Si fanno vedere solo da chi ritengono degno di tale onore. Il cuore degli uomini si è indurito, non credono più alla magia della terra, né agli infiniti misteri racchiusi dal bosco, sono diventati avidi e schiavi dei desideri.“ Gustav sorrise e quella rivelazione fugò le sue ultime riserve! La vita di Gustav da quel giorno cambiò radicalmente.

Lavorava sempre nella banca, ma vedeva le cose in modo diverso. Ancora oggi, nonostante l’età e i vari acciacchi, il primo lunedì di ottobre quando l’autunno adorna di colori i boschi della contea di Donegal, lui si reca in Irlanda e alloggia sempre nella stessa locanda. L’oste non c’è più ma suo figlio ha il suo stesso sguardo e la stessa luce negli occhi!

Mantenne gelosamente custodito quel segreto che non rivelò mai a nessuno. Sapeva, tuttavia, che l’oste aveva intuito la verità. Il flauto, che portava sempre con sé, era un dono specialissimo del Piccolo Popolo. La terra, pensava spesso Gustav, è un posto magico per chi sa osservarla, viverla e rispettarla con cuore puro!

Aster

 

Testo scritto da Aster

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