Girotondo, girotondo,
noi giriamo tutto il mondo.
C'è Gianduia e Meneghino,
Pulcinella e Arlecchino.
C'è Brighella e Pantalone,
Meo Patacca e Balanzone,
Beppe Nappa siciliano,
Stenterello che è toscano...
Girotondo, girotondo,
noi viaggiam per tutto il mondo,
e con noi portiam la gioia
che è nemica della noia.
Arlecchino è un servo di Bergamo,
lazzarone e truffaldino, in perenne litigio
col suo padrone.
Ha un carattere stravagante e scanzonato, ma
furbo.
Grande maestro delle burle è il più testardo
di tutti i personaggi.
Indossa un vestito di pezze colorate fermate
da una cintura, pantaloni larghi e comodi,
un cappellaccio sformato con pennacchio di
coda di coniglio o una piuma e una maschera
nera sugli occhi. La piuma è simbolo di
fertilità e il coniglio è simbolo di
furbizia.
Alla
cintura porta appeso il baòcio, il bastone
per mescolare la polenta, che a lui funge da
spada.
Lo scaricatore di porto, il facchino, il
ruffiano, il servitore buono, semplice nei
modi e nella testa, che combina guai e che
ha sempre fame.
Questo è Arlecchino. Deriva dalla figura
dello Zanni, il buffone della prima Commedia
dell’arte, di cui mantiene il carattere
schietto e la naturale propensione ai guai.
Larghi pantaloni di lucida seta bianca,
lunga casacca guarnita di grossi bottoni
neri, ampio colletto, papalina sul capo,
volto pallido e un'espressione triste:
questo è Pulcinella, l’innamorato
malinconico e dolce.
La pigrizia gli impedisce di muoversi come
gli altri personaggi della Commedia; é
sicuramente il più intelligente dei servi,
svelto nel linguaggio, critica gli errori
dei padroni e spesso finge di non capire i
loro ordini, anzi li esegue al contrario,
non per stupidità, ma perché li ritiene
sbagliati.
E' furbo, ma sentimentale; l'unico
personaggio che a un piatto di minestra,
preferisce una romantica serenata, eseguita
sulla mandola, sotto le finestre della sua
bella.
Forse
anche per questa ragione é pallido e
languido e, spesso, una lacrima gli scende
sul viso.
Colombina, servetta veneziana, è la
fidanzata di Arlecchino, anche se lui non
pare deciso a sposarla.
Il suo nome sembra derivare dalle
interpretazioni dell’attrice Isabella
Franchini, che vestita i panni della
fantesca con un paniere sotto braccio da cui
si intravedevano due colombe.
Colombina indossa una cuffietta, un corpetto
verde stretto in vita, con una profonda
scollatura ed ampie maniche a sbuffo, la
gonna arricciata a righe e rialzata sul
davanti da un nastro di raso rosso, un
grembiule bianco e scarpine bianche a punta
con nastro rosso.
E’ di sicuro la più famosa fra le servette,
giovane e arguta, dalla parola facile e
maliziosa, abile a risolvere con destrezza
le situazioni più intricate.
Balanzone, anzi il dottor Balanzone, è
nato a Bologna, e deve il suo nome alla “balanza”,
cioè la bilancia, il simbolo della giustizia
che regna nei tribunali.
Il Dottore infatti è solitamente
rappresentato come un uomo di legge, che si
intende di tutto ed esprime opinioni su ogni
cosa. Caratterizzato da una certa verbosità,
tende ad infarcire di citazioni latine e
ragionamenti strampalati i suoi discorsi
sulla filosofia, le scienze, la medicina, la
legge e si esprime sempre con un fortissimo
accento bolognese.
Si veste con pantaloni e camicia nera,
guarnita di un colletto bianco. In testa ha
un cappello a larghe tese, nero. Alla
cintura un pugnale o un fazzoletto, e sotto
braccio un librone.
E' la satira del laureato saccente e
pedante. Non a caso viene da Bologna, città
che nel Cinquecento è considerata capitale
della cultura.
Attaccabrighe, imbroglione,
chiacchierone. Insolente con i sottoposti e
insopportabilmente ossequioso con i padroni.
Questo è il cuoco, il cameriere, il capo
servitù Brighella da Bergamo.
E' l'antagonista di Arlecchino e primo Zanni
della Commedia dal carattere scaltro e
astuto.
L'abito che Brighella si vanta di indossare
è la "livrea", simbolo dell'appartenenza al
padrone: calzoni larghi e giacca bianchi
listati di verde, un mantello bianco,
anch’esso con due strisce verdi, un berretto
a sbuffo e la mezza maschera sul viso.
E'
con questa uniforme che esercita il suo
potere sui servitori semplici.
Nella laguna veneziana
nasce Pantalone, un personaggio bonario e
pieno di umanità, nonostante il suo continuo
brontolare.
E’ chiamato il Magnifico ed è un vecchio e
ricco mercante che ha un grosso difetto: è
estremamente avaro ed è solito preparare
pranzi con un solo quarto di zecchino.
Il nome Pantalone deriva da “Pianta Leone”,
come venivano definiti coloro che, con la
scusa di conquistare nuove terre per
Venezia, si sbrigavano a piantare la
bandiera di San Marco su ogni pezzo di terra
che trovavano.
Indossa uno zucchetto, giubba e calzamaglia
rossi, con babbucce e mantello nero.
Gianduia è la maschera popolare di
Torino. Dal suo nome deriva quello della
cioccolata gianduia e del famoso
cioccolatino "Gianduiotto".
E’ un intenditore di vini doc e la sua vera
passione sono le osterie. E’ un galantuomo
allegro dotato di buon senso e coraggio che
ama, oltre al buon vino, anche la buona
tavola.
Scaltro e arguto, ha un costume di panno
color marrone, bordato di rosso, con un
panciotto giallo e le calze rosse.
Osservandolo attentamente, qualcuno azzarda
una certa allusione antinapoleonica nel suo
travestimento. Del resto la maschera è nata
alla fine del '700, in pieno regime
bonapartista.
Milano, incontriamo lo spiritoso Meneghino
(diminutivo di Domeneghin) inconfondibile
con il suo cappello a tre punte e la
parrucca con codino alla francese.
Vestito di una
lunga giacca marrone, calzoni corti e calze
a righe rosse e bianche, ancora oggi è
protagonista dei carnevali milanesi.
Meneghino impersona un servitore rozzo ma di
buon senso che, desideroso di mantenere la
sua libertà, non fugge quando deve
schierarsi al fianco del suo popolo.
Generoso e sbrigativo, è abile nel deridere
i difetti degli aristocratici.
"Domenighin" era il soprannome del servo,
che la domenica accompagnava le nobildonne
milanesi a messa o a passeggio. Durante
l'insurrezione delle Cinque Giornate di
Milano nel 1848 fu scelto dai milanesi come
simbolo di eroismo.
Meo Patacca è la
maschera romana che, assieme a quella di
Rugantino, rappresenta il coraggio e la
spavalderia di certi tipi di Trastevere, il
quartiere più popolare di Roma. Spiritoso ed
insolente,
Meo Patacca é il classico bullo
romano, sfrontato ed attaccabrighe, esperto
ed infallibile tiratore di fionda, ma in
fondo, generoso e di animo aperto.
Gli piace
é vero fare lo
spaccone e parlare in dialetto romanesco, in
modo declamatorio, ma poi all'occorrenza non
fugge. Anzi, quando ci scappa la rissa, si
getta nella mischia e la sua fama é ben nota
in Trastevere e in tutta Roma.
A parte il
suo carattere sicuramente un po' difficile
che si adombra per niente e quel suo strano
modo di discutere con qualcuno, prima con le
mani poi con le parole, Meo Patacca riscuote
la simpatia dei suoi concittadini che
affollano i teatri romani per assistere
divertiti alle sue commedie.
Beppe Nappa è un personaggio nato in
Calabria, ma rappresenta un siciliano
fannullone, intorpidito da un sonno perenne
che lo costringe a sbadigliare
continuamente. "Nappa" in dialetto significa
un uomo buono a nulla.
E' di una innocenza
spesso disarmante, spensierato e felice, ama
cantare e ballare ed ogni tanto combina
qualche guaio. Ha un lungo naso ed è molto
buffo.
Lavora come
servo presso qualche ricco barone al quale
scrocca vino e cibo finché non viene
scoperto. Indossa un abito bianco e le
maniche della camicia sono lunghissime. Ha
un paio di scarpe con sopra delle palline
colorate. Porta un cappello nero.
Stenterello è una maschera della tradizione
italiana, tipica della Toscana. E' la figura
di un giovane che grazie alla sua astuzia ed
all'ingegno riesce sempre a cavarsela.
E' molto
generoso con chi è più povero di lui, è
dotato di arguzia e di saggezza che, unite
all'ottimismo, gli fanno superare le
avversità della vita. Spesso è ricercato dai
suoi creditori.
Indossa una giacca blu con
il risvolto delle maniche a scacchi rossi e
neri; ha un panciotto puntinato verde
pisello e dei pantaloncini scuri e corti; ha
una calza rossa e una a strisce bianco -
azzurro e le scarpe nere. In testa porta un
cappello a barchetta nero e una parrucca con
il codino.
Carnevale vecchio e pazzo
Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia a un pallone.
Beve e beve e all’improvviso
gli diventa rosso il viso,
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…
Così muore Carnevale
e gli fanno il funerale,
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.