Il Natale di Francesca

 

 

 


 

Il Natale di quell’anno sarebbe stato più povero.  Il suo papà era in cassa integrazione da sei mesi circa e in casa i soldi erano pochini. La mamma cercava di risparmiare sugli acquisti. Nonostante tutto, l’atmosfera serena e allegra della famiglia non era cambiata. Il Natale era alle porte e Francesca era impegnata con la sua classe di scuola, a fare buone azioni, come pulire il giardino dell’istituto da cartacce e bottiglie di plastica, raccogliere dalle famiglie indumenti per i senzatetto, aiutare nella mensa per i poveri, cantare nel coro della parrocchia.

Ma sentiva che doveva fare di più.

Aveva dieci anni soltanto ma era una bambina responsabile, gentile, premurosa verso i più sfortunati. Le strade e i negozi scintillavano di mille luci, in un angolo del suo salotto, l’albero addobbato con palline di carta colorata faceva un figurone. Era orgogliosa di aver preparato gli addobbi con materiale povero senza spendere denaro.

Le luci erano un acquisto di diversi anni prima, alcune luci non si accendevano, ma a lei non importava. Ma quell’anno voleva che il Natale fosse speciale.

 

 

Non voleva giocattoli, né oggetti superflui che avrebbe dimenticato e abbandonato dopo pochi giorni. Era sicura che fare un’azione buona avrebbe aiutato il suo papà con il lavoro. Era sicura che un gesto di grande generosità sarebbe stato apprezzato dal Bambino Gesù. Ma cosa fare? Non aveva la più pallida idea! E intanto passavano i giorni. Era il 23 dicembre quando andando a comprare il latte nel supermercato vicino casa le venne l’idea. Abdul sostava sempre nello stesso angolo a poche centinaia di metri da casa sua. Vendeva calzini di lana ad un prezzo irrisorio.

 Indossava sempre gli stessi indumenti anche se la temperatura era sottozero. Pantaloni larghi in cotone verde, una camicia di flanella che un tempo doveva essere stata bianca, troppo larga per la sua corporatura esile, scarpette da ginnastica nere sformate, ai piedi. Aveva una giacca sottile per difendersi dal freddo e dalla pioggia. E tuttavia, aveva sempre un sorriso per tutti. La pelle era d’ebano, i lineamenti regolari e grandi occhi neri. Francesca lo salutava sempre e gli chiedeva se stesse bene. La sua era sempre la stessa risposta

” Bene, grazie Francesca”.

Lei aveva notato gli occhi pieni del bianco dell’insonnia. Non sapeva dove dormisse e se aveva una casa, degli amici, dei parenti. Era sempre solo.

Francesca era furiosa con le persone che lo maltrattavano come se fosse una bestia pericolosa. Abdul era venuto in Italia solo per sopravvivere. Si accontentava di svolgere saltuariamente lavori pesanti senza mai lamentarsi.

Quando infuriava la pioggia si riparava sotto l’ombra dei portoni. Una barriera invisibile lo separava dalla gente, uno specchio sottile davanti al quale la gente lo guardava e dietro al quale lui guardava tutti gli altri. Francesca decise cosa fare, ma aveva bisogno del consenso informale dei suoi genitori. Andò a casa e chiese alla sua mamma cosa pensasse di questi sfortunati senza sogni e senza futuro che vagavano per le nostre strade, per le nostre città.

 

La sua mamma rispose che erano persone normali  con sogni, desideri, progetti, sofferenze, miserie e molto altro ancora. Erano uomini che la loro terra aveva cacciato per non farli morire di stenti e di malattie. Erano fuggiti dal nulla che divorava la loro misera esistenza. Erano persone che avevano dignità e coraggio. Ricevevano, il più delle volte, disprezzo, insulti  e aggressioni. 

Il miraggio di una vita migliore è il bisogno di ogni uomo, qualunque sia la sua fede o la sua nazionalità. La mamma, sospirò a queste sue riflessioni e Francesca capì che poteva realizzare il suo gesto, ma non disse nulla!  Arrivò la vigilia di Natale. Le strade era affollate di gente con pacchetti e buste colme di regali e di cibo. L’atmosfera era festaiola, allegra, eccitante. La mamma stava preparando un arrosto con patate e una zuppa a base di carne e cipolle.

I biscotti allo zenzero che lei adorava erano già in bella vista nel cestino rosso decorato con piccoli ramoscelli di pungitopo con bacche rosse. La cena di Natale era un momento speciale per la famiglia. Francesca doveva apparecchiare la tavola.

 

Prese la tovaglia più bella che avevano, piatti e stoviglie delle grandi occasioni, due grosse candele natalizie al centro tavola e i pochi bicchieri di cristallo che possedevano.

Quando finì disse alla mamma che aveva bisogno di fare un salto al supermercato per prendere tovaglioli di carta e dei fiammiferi. La mamma, occupata ai fornelli, le disse di fare presto perché aveva cominciato a nevicare. Francesca indossò il suo giaccone ed uscì. Abdul non si vedeva da nessuna parte. Dove era andato? Cominciò a cercarlo nelle strade vicino casa ma non lo vide. Allora chiese ai passanti se avevano incontrato un uomo che vendeva calzini di lana. Dopo una mezz’ora di  risposte negative, una vecchia signora con un cappello di lana nero in testa, le disse che l’uomo che cercava si era riparato nel portone della chiesa di Santa Lucia.

 

Conosceva il posto, la ringraziò  augurandole Buon Natale e si affrettò a raggiungere il luogo. Abdul stava rannicchiato nella penombra del grande portone, tremava per il freddo e teneva il capo reclinato sulle ginocchia. Francesca lo salutò e gli prese la mano” Vieni Abdul, stasera è Natale anche per te! ” Abdul la guardò sorpreso e le disse” Ciao Francesca, come stai? Dove vorresti portarmi?”

 

Il suo sorriso gli illuminò gli occhi anche se non riuscì a spazzare la tristezza che dimorava nel suo cuore. “ E’ una sorpresa! “. Abdul la seguì come un agnellino, divertito e sconcertato insieme. Appena si rese conto che voleva portarlo a casa sua si fermò. “ Non posso Francesca, è la tua famiglia, temo che non sia una buona idea”!

 Francesca era determinata e lo spinse verso i gradini che conducevano verso casa. Aprì il portone e chiamò “ Mamma, abbiamo un ospite d’eccezione stasera”! La mamma sgranò gli occhi e Abdul si sentì sprofondare. Dopo alcuni istanti d’incertezza e di sbalordimento, la mamma tese la sua mano e salutò il suo ospite.  Gli disse di accomodarsi e di sentirsi come se fosse casa sua. Francesca era talmente felice che abbracciò la sua mamma sussurrandole all’orecchio” Grazie, sei la migliore mamma del mondo”.

 

Dopo pochi minuti arrivo il papà, e vedendo Abdul si comportò come se lo conoscesse da tempo. “ E’ un piacere averti con noi, Abdul. Da quella parte c’è il bagno, puoi rinfrescarti in attesa della cena. E tu Francesca, aggiungi un posto a tavola”! “ Già fatto, papà, grazie!” Il tenero sorriso del suo papà, le riscaldò il cuore. Era orgogliosa della sua famiglia. A tavola, l’atmosfera era allegra e festosa. Abdul aveva le lacrime agli occhi e non smetteva di ringraziare.

 

Era la prima volta che festeggiava il Natale in una vera famiglia, era la prima volta che mangiava un piatto caldo e profumato su una tovaglia bianca e pulita, era la prima volta che sentiva dentro di lui rifiorire la speranza.

Francesca chiese di recitare una piccola preghiera, si presero per mano e disse” Signore, ti ringraziamo per questo cibo, ti ringraziamo per il tuo incommensurabile amore, ti ringraziamo per Abdul che ci ha onorato della sua presenza e, soprattutto, io ti ringrazio per questo giorno così speciale che ha illuminato il mio cuore ed esaltato la mia anima, Amen”!

Aster

 

Testo scritto  e  Grafica elaborata da Aster
I diritti d’autore su tutto il contenuto presente sul sito Web e di proprietà

del responsabile del sito di chi lo ha originariamente ideato.
Tale contenuto non può essere riprodotto, distribuito, ripubblicato, scaricato, esibito,
 pubblicato sul Web o trasmesso in qualsivoglia forma o con qualunque mezzo, compresi tra l’altro mezzi elettronici,
meccanici, fotostatici, di registrazione del suono e altri,
 senza l’autorizzazione scritta dell'autore o del responsabile del sito.
 

 

 

Back               Home               Next