Appunti e Memorie....

 Nell’archivio della memoria
Schegge di vita

 

 

" Ognuno di noi ha un luogo nascosto dove ripone ricordi, luoghi,

emozioni, sensazioni, suoni, profumi e.....volti!

Un luogo dove rifugiarsi per sfuggire al nulla, per colmare i vuoti,

per combattere la nostalgia e i rimpianti di ciò che è stato e di ciò che poteva essere"!


S
ono nata in un paesino della Basilicata,aggrappato alle pendici del Vulture,un vecchio vulcano spento. Terra di briganti,generosa di acqua,vino, olio e pettegolezzi cattivi e inutili. Ho vissuto tutta la mia infanzia nel centro storico,ma non fatevi ingannare dall’arroganza del termine. In realtà erano vecchie case addossate le une sulle altre,con vicoli e stradine strette e buie, paradiso degli innamorati che di sera le frequentavano per le loro effusioni e per coltivare sogni e speranze che il più delle volte svanivano come bolle di sapone al sole. Credo che ognuno di noi,custodisca i ricordi dell’infanzia nell’angolo più segreto del proprio cuore, e tali ricordi assumono il volto di persone,di suoni,e di odori. La mia casa era composta da due locali,camera e cucina,più un piccolo bagno, rachitico e freddo, con una piccola apertura che dava all’esterno. La mia è una famiglia numerosa. Mio padre che all’epoca lavorava all’estero,ogni volta che tornava ci portava doni. Un formaggino tedesco,giallognolo,alto dieci centimetri e lungo 40,che si tagliava con un coltello da macellaio, tavolette di cioccolato e utensili da cucina.

A mamma,invece,prima di ripartire lasciava un altro tipo di regalo. Ed essendo recidivo,di figli ne ha fatti sette,senza considerare,quelli non riusciti. Nei pomeriggi afosi le signore si riunivano insieme davanti la soglia della casa di una di esse,scherzando e raccontando,il più delle volte dei propri mariti,oltre ai vari guai e dicerie sugli assenti di turno. Quelle rapaci incursioni verbali facevano parte della vita di tutti i giorni. “Stanotte mio marito ha allungato ancora le mani” “ E tu cosa gli hai detto?””E che dovevo dirgli? Gli ho detto che se voglio fare beneficienza mando dei soldi al prete” L’umorismo non era certo raffinato,ma molto efficace,tanto che alcune di loro quasi si strozzavano dal gran ridere.

A noi bambini non era permesso partecipare al “sabba”,ma io mi mettevo sempre in un angolo e ascoltavo deliziata i loro commenti,con quel senso di mistero e di ansia che la scoperta di qualcosa di nebuloso e,soprattutto,ancora precluso comportava. Questo avveniva quando non infuriavano litigate feroci tra di loro. Per una parola di troppo,si scatenava l’inferno. Robuste,manesche,aggressive, usavano le parole come coltelli e il corpo come un’ariete. Che spasso! Naturalmente,anche mia madre partecipava con entusiasmo,a volte eccessivo e caustico. Quasi nessuna sapeva leggere,per cui quando ricevevano lettere si recavano sempre dalla mia nonna materna,Anna,che le leggeva con la concentrazione che gli studiosi riservano ai classici. Il fatto curioso era che loro,rispondevano a questa mentre nonna stava ancora leggendo. Tutte partecipavano al rito,commentando a loro volta. Risultato? Sapevano vita e miracoli di tutti! Non esisteva discrezione o segreti di sorta,si rischiava seriamente di essere estromesse dal gruppo. I mariti? Latitanti,come al solito e come sempre,ancora tutt’ora. Non si vedevano mai nel quartiere.

Dopo cena se ne andavano al bar a giocare,bere e commentare l’esito dei raccolti. Quando si faceva il pane,era una festa. Il profumo invadeva l’intero quartiere e tutte erano più felici. La domenica veniva annunciata dal suono delle campane a festa. Le signore si acconciavano i capelli,indossavano l’abito più bello che avevano,ridevano e ammiccavano come adolescenti,con le inevitabili rughe che in qualche modo parevano aver aggiunto al loro fascino il languore morbido del tramonto. Una nonnina,la cui età era già allora indefinibile,secca come un ramo stagionato,offriva rimedi per ogni ,malessere fisico. Se avevi mal di pancia,mal di testa o altro,la “fattucchiera”aveva subito il farmaco giusto.

Senza considerare tutte le volte che si esibiva con formule verbali strane accompagnate dai movimenti fluidi delle mani. Per esempio,a proposito del mal di testa,la buona e vecchia nonnina,diceva che senz’altro la signora era stata colpita dal malocchio. Nella pratica curativa era incluso anche uno sputo che la nonnina lanciava sulla fronte della sventurata,con una precisione chirurgica da fare invidia ad un professore.

Ahimè,anch’io sono stata vittima di questo,anche se il mio era un male diverso!


Aster