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Il segreto di un’anima

I
"Dedico ai miei
figli
Gianluca, Gemma,
Sara,
Vittoria,
Marta e Davide
questo mio scritto
per far sentire
loro tutta
la forza del mio amore!"
Aster
"Due
cuori lontani , estranei , sconosciuti
ma pervasi dallo stesso incanto.....
Corde
parimenti intonate che vibrano insieme
anche toccandone una soltanto.
Con
amore Gianluca"
el
mese di febbraio,sfogliando distrattamente
un settimanale, non ricordo quale giacchè
non impazzisco per le notizie che riguardano
vip o presunti tali, vidi la foto di
Bernadette, (le cui spoglie sono esposte in
occasione dei 150 anni dalla prima
apparizione della Vergine) e ne rimasi
profondamente colpita.
Ora io non sono una fanatica della
religione, credo nel Signore, ma per tutto
ciò che dice la Chiesa, ho diverse riserve.
Cosa può esserci di così sconvolgente nel
volto di una giovane donna,per giunta morta
da tantissimo tempo, in grado di far
accelerare i battiti del tuo cuore e di
provocare brividi in tutto il tuo essere?
Io non so rispondere a questo. Mi alzai
all’improvviso con una premura ed
un’eccitazione strana. I miei gesti
sembravano scollegati dai pensieri,mi
sedetti al computer ed iniziai la ricerca
sui viaggi a Lourdes. Scartai da subito i
pellegrinaggi offerti dalle parrocchie. Dopo
una febbrile ricerca, mi piacque l’offerta
di un’agenzia di Roma che proponeva un tour
di 7 giorni con il pulmann il cui costo era
di 500 euro tutto incluso. Nel tour erano
previsti, oltre a Lourdes, dei giorni in
Spagna, a Barcellona e a Tossa del mar.
Mi affidai all’intuito e prenotai per tre
persone. Subito dopo aver prenotato mi
sentii meglio, senza riuscire a spiegarne la
ragione. Il caso volle,(io non credo alla
casualità degli eventi) che una mia amica
rinunciasse al viaggio. Questo non mi
preoccupò per niente, anzi ne fui
addirittura felice. Chiamai mia sorella Anna
e le parlai del viaggio. Accettò subito
senza avere il tempo né di riflettere né di
vedere se le era possibile per via del suo
lavoro. Ebbi subito l’impressione di essermi
preparata ad un appuntamento fissato per me
da molto tempo, ma di cui non ero ancora a
conoscenza. L’attesa di questo evento mi
diede la possibilità di riflettere e di
chiedermi perché solo ora sentivo il bisogno
di andare dalla mia Madre Celeste. C’erano
cose che ancora dovevano accadere e che
avrebbero, in parte chiarito l’arcano
mistero.
II
“C’e’ un tipo di fortuna che non e’ nulla di
piu’ che trovarsi al posto giusto al momento
giusto,
un tipo di ispirazione che non e’ nulla di
piu’ che fare la cosa giusta nel modo
giusto,
ed entrambi accadono realmente quando il tuo
cuore si svuota di ogni ambizione, e di ogni
piano;
quando ti lasci andare e resti in balia del
momento magico che ti ha regalato il
destino’ .
Gregory David Roberts in ‘Shantaram’
o squillo del telefono in una calda serata
del mese di Giugno, avrebbe sconvolto la mia
vita. Risposi con una certa inquietudine e
con la sensazione che quella non sarebbe
stata una serata qualunque. All’altro capo
dell’apparecchio c’era un ragazzo, la cui
voce, un po’ tremante e timida, simile
all’acqua cristallina di un torrente di
montagna, mi piacque subito. Cercava una
persona, la stessa che lo aveva messo al
mondo e che per tutta una serie di
circostanze era stata costretta, suo
malgrado ad abbandonare oltre trent’anni
prima.
La barriera che avevo innalzato con la vana
speranza di recare un balsamo alla mia anima
ferita e malata, cadde, all’improvviso,
scossa, dalle fondamenta come da un
terremoto. Tutto intorno a me smise di
respirare, non udivo più niente, non vedevo
più niente. In quei primissimi istanti, mi
resi solo conto di essere giunta in un luogo
della mente pieno di passaggi segreti, che
mettevano pericolosamente in comunicazione
il passato con il presente.
L’avrei scoperto in seguito, quando ormai la
forza della corrente mi aveva trascinato
troppo lontano dalla riva per consentirmi di
tornare indietro. Mi lasciai travolgere
dalle emozioni, da così lungo tempo
rinchiuse in uno scrigno segreto in fondo
alla mia anima. Mio marito, preoccupato,
studiava il mio viso, esangue, impietrito, e
con gesti frenetici mi chiedeva chi fosse al
telefono. Ebbi la forza di alzare una mano
per zittirlo e per impedirgli di rovinare
l’incanto di quel momento. Mi sembrava di
provare una vertigine, come se mi stessi
affacciando da un belvedere nelle mura della
mia prigione mentale, e vedessi, per la
prima volta, l’azzurro assoluto del cielo,
lo sconfinato orizzonte, il sole, maestoso
che mi riscaldava.
“Aspettavo da tantissimo
tempo questa telefonata.”
Queste furono le parole che pronunciai dopo
aver sentito il suo nome. Subito, dopo,
senza che io potessi fermare la ridda dei
pensieri, qualcosa mi attraversò la mente
con la rapidità di una lepre. Rammentai, con
grande sofferenza, mia madre quando, con
fare distaccato, freddo, imperioso, mi
obbligava a firmare un foglio, il cui
contenuto non ebbi modo di verificare, ma
che, implacabile e crudele, mi condannava,
senza possibilità di appello. Quante volte
ho ripensato a quel foglio, alla mia mano
sospesa sul tavolo, al terrore che mi
graffiava la mente, viscido, oscuro,
ripugnante. Ricordo i deboli movimenti che
dal mio grembo invocavano attenzione, cura,
amore.
Oh mio Dio quanta sofferenza, quanto dolore
provai, in quei pochi istanti. Un dolore
portato dentro, accudito come un bambino,
quasi coccolato, nutrito per tutti questi
anni. Dovevo punire la mia vigliaccheria, la
mia stoltezza, la debolezza del mio cuore.
Quante e quante volte ho immaginato il suo
volto, il suo sorriso, il calore del suo
affetto. La mia mente non mi lasciava
tregua. Vivevo sospesa tra la realtà e il
sogno. Un sogno, che forse, un giorno si
sarebbe avverato a dispetto di tutto e di
tutti. E quel giorno era, finalmente,
arrivato!
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